Chiunque abbia usato un chatbot ha visto almeno una volta una risposta perfetta nella forma e sbagliata nel contenuto: un riferimento normativo che non esiste, una data spostata, un prodotto attribuito al fornitore sbagliato. Detta con calma, con frasi ben costruite, senza un'ombra di dubbio.
Nella puntata precedente abbiamo parlato di dati. Qui parliamo di affidabilità: perché l'AI a volte inventa, e cosa pretendere da uno strumento che userai per lavorare.
Se un collega ti desse una risposta senza dirti dove l'ha trovata, ti fideresti?
Perché l'AI inventa
Un modello linguistico non consulta un archivio di fatti. Ha imparato, da enormi quantità di testo, quali parole tendono a seguire quali altre. Quando gli fai una domanda, costruisce la risposta più plausibile, parola dopo parola.
Il più delle volte la risposta plausibile è anche quella giusta. Ma quando l'informazione non c'è, o è rara, il modello non si ferma: completa comunque, con qualcosa che suona corretto. Un numero di articolo verosimile, una sentenza con un nome credibile. In gergo si chiamano allucinazioni.
Non è un difetto da correggere con un aggiornamento: è il modo in cui questi modelli funzionano. Si può ridurre, molto. Ma va gestito.
Tre casi in cui è costato caro
Gli avvocati di New York
Un atto depositato in tribunale citava sentenze trovate con ChatGPT. Non esistevano. Il giudice ha multato gli avvocati per 5.000 dollari (caso Mata contro Avianca).
Stati Uniti · giugno 2023Il chatbot di Air Canada
Il chatbot del sito ha promesso a un cliente un rimborso che le regole della compagnia non prevedevano. Il tribunale ha dato ragione al cliente: la compagnia risponde di ciò che dice il suo chatbot.
Canada · febbraio 2024Il tribunale di Firenze
In un atto difensivo comparivano sentenze della Cassazione inesistenti, trovate con ChatGPT da una collaboratrice dello studio. Il giudice ha segnalato il problema della mancata verifica.
Italia · marzo 2025Il problema non è che l'AI sbagli: sbagliano anche le persone. È che sbaglia con lo stesso tono di quando ha ragione.
La soluzione: prima cerca, poi risponde
Il rimedio più efficace è cambiare il lavoro che chiediamo al modello. Invece di farlo rispondere «a memoria», gli si fa prima cercare nei documenti giusti i passaggi che riguardano la domanda, e poi gli si chiede di rispondere usando solo quei passaggi.
È lo schema che abbiamo descritto nella puntata 2. Ha due effetti. Le invenzioni calano molto, perché il modello ha davanti il testo giusto. E ogni risposta può indicare da dove viene: documento, pagina, sezione. Se nei documenti la risposta non c'è, lo strumento deve poterlo dire.
Ma le fonti non bastano da sole
Cercare nei documenti riduce gli errori, non li azzera. Un gruppo di ricercatori di Stanford lo ha misurato nel 2024 su strumenti professionali di ricerca legale, costruiti proprio con questo schema e venduti come affidabili.
Strumenti di ricerca legale con AI: risposte con errori o fonti inventate (almeno)
Per confronto, in uno studio precedente degli stessi gruppi, i chatbot generici inventavano sulle stesse materie tra il 58% e l'82% delle volte. Cercare nei documenti migliora molto le cose. Ma anche nel caso migliore, circa una risposta su sei andrebbe corretta.
Ecco perché la fonte non è un dettaglio: è ciò che permette di verificare in pochi secondi, invece di fidarsi o rifare tutta la ricerca a mano. Una risposta con il rimando alla pagina si controlla con un clic. Una risposta senza fonte si può solo prendere per buona.
Il test da fare a qualunque fornitore
Chiedi qualcosa che non c'è
Fai una domanda la cui risposta non è nei documenti caricati. Lo strumento deve dire che non lo sa, non inventare.
Prova 1Chiedi da dove viene
Ogni risposta deve indicare documento e pagina, meglio se con un link che apre il punto esatto.
Prova 2Apri la fonte
Controlla che il passaggio citato dica davvero quello che c'è nella risposta. Una citazione può essere sbagliata anche lei.
Prova 3Cambia le parole
Fai la stessa domanda in modo diverso. Le risposte devono essere coerenti e citare le stesse fonti.
Prova 4Segui la serie
Martedì la puntata 5: dieci domande da fare a un fornitore di AI prima di firmare, in una checklist da salvare.
Perché la fonte cambia la fiducia
Le citazioni non servono solo a scovare gli errori. Cambiano il modo in cui le persone usano lo strumento.
- Chi è nuovo impara più in fretta: ogni risposta lo porta dentro il documento giusto, invece di sostituirlo.
- Chi è esperto si fida di più, perché può controllare senza perdere tempo, e lo usa davvero.
- La responsabilità resta chiara: la decisione la prende una persona, che sa su quale testo si è basata.
Fidarsi è bene. Verificare in un clic è meglio.
Le domande frequenti.
Si può eliminare del tutto il rischio che l'AI inventi?
Come capisco se una risposta è inventata?
Se l'AI dà un'informazione sbagliata a un cliente, chi ne risponde?
Servono documenti speciali perché funzioni?
Le prossime puntate
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Puntata 5 · 27 ottobre
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Puntata 7 · 3 novembre
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